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Sulle rive della Garonne

  • Immagine del redattore: oytis
    oytis
  • 14 dic 2010
  • Tempo di lettura: 2 min

 


Ciò che più ricorderò di Tolosa é una chiesa... un convento, in realtà, dei Giacobini... non lo diresti, ma lo spazio interno tocca altezze vertiginose, ancor più sottolineate dalla presenza di un filare di colonne, al centro, che lo dividono i due navate. Al centro sotto un altare, dietro una grata, il rivestimento d'oro ardente contiene le spoglie di San Tommaso d'Aquino. Non é questo il motivo, comunque. In realtà, basta sollevare lo sguardo e lassù fin dove arrivano quelle esili colonne, i costoloni di pietra ricamano geometrie sulla pietra  stessa, che non puoi non perderti. Ma forse non é nemmeno questo... bensì uno specchio enorme posto alla base della colonna delimitante l'abside, tutto attorno ad essa, a rendere questo effetto stupefacente, e catapultarti in una profondità, sia verso l'altro sia verso il basso che pare un'altra dimensione. E' quello stesso specchio che, osservato radente, raddoppia tutti gli elementi architettonici e, in qualche modo, crea qualcosa di ancor più stupefacente di quanto la pietra stessa potesse fare.


(la foto é sullo specchio...)

Così sono passato da questa città e non l'ha trovata stupefacente... come dire, carina ma non eccezionale, malgrado i suoi ponti sulla Garonna ed il centro storico grazioso che la fa rinominare "città rosa" per quella sue pietra caratteristica che é stata utilizzata in passato. Così, oltre ad un ricamo architettonico, porterò con me una serata di ricevimento nella sala del municipio, abbagliante... una di quelle cose che ti fanno pensare quanto sia bella quest'esperienza, e la piazza antistante, traboccante di casette in legno disposte a piccolo villaggio, colme di luci, di sapori, profumi ed oggetti improbabili, di quelli che spuntano fuori solo a Natale. Mi porterò dietro l'arrivo in aeroporto, la sera, col cappotto invernale, per scoprire che per un paio di giornifaranno venti gradi, e magari porterò con me anche quella gioia di vedere per una settimana ininterrotta un cielo limpido e terso nell'aria frizzante di un inverno improvvisamente mite.


E magari terrò con me anche la visita alla Città dello Spazio, con un filmato straordinario al planetario... io che l'astronomia l'ho sempre sognata eppure in un planetario non ero mai stato, ed un secondo filmato, altrettanto straordinario, con le nuove tecnologie tridimensionali, rilasciato dalla NASA in occasione dell'ultima missione dell'Hubble Space Telescope. Il codice di quella missione, STS-125, sembra non dica niente, ma in realtà per me rappresenta un ricordo unico, visto che si tratta dello shuttle Atlantis partito l'11 maggio 2009 da Cape Canaveral, quando da un molo di fronte eravamo lì che non aspettavamo altro. Ecco, vedere quelle immagini, quei momenti, dall'interno, fa salire in cuore un pizzico di dolce malinconia...




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