Risalendo la valle della Mosella: vini, castelli e vestigia romane
- oytis
- 18 apr 2017
- Tempo di lettura: 2 min

Alla fine, ci sarà sempre un castello. Lo so di averlo scritto ancora, da qualche parte. Perchè dalle sua mura il tempo possa assumere una dimensione diversa, rallentare, magari quasi fermarsi. Un metronomo, quasi, stillato come gocce d'acqua trasportate da un fiume, tra linee e meandri che rinascono dietro ogni curva. E' la lentezza, costante e silenziosa, il comune denominatore di questo viaggiare, inoltrarsi per stradine in salita verso mura abbattute e mastodonti spettrali, passando per i tralci avvitati di vigne quasi sospese nel vuoto, o piccoli borghi rannicchiati su se stessi. Per questo, alla fine, ci sarà sempre un castello, o una fortezza sepolta, o uno sguardo dall'alto: perchè non esiste senza, ogni fiaba del nord. Anche quando ancora resta da scrivere.

Sono partito da nord, tra calici di vino e ricami di crema. Il cielo era scuro, all'orizzonte, e molto poco parlava di primavera. La valle della Mosella è meno conosciuta rispetto a quella del Reno, con il quale confluisce a Coblenza, e risale fin verso la Francia. Io mi sono fermato prima, in uno degli ultimi avamposti dell'impero romano, dove una porta ancora resta a guardia del cardo, trasformata e ritrasformata nel tempo, e vetrate brillanti illuminano altrove volte di cieli stellati. Ho risalito questo fiume lentamente, come le sue acque esigevano, perchè poi non è che avessi molto altro da fare che adattarmi ed assaporare il paesaggio. E quell'atmosfera un po' cupa che mi ha accompagnato forse tradiva la dolcezza del vino e delle linee sulle quali aveva origine, ma al tempo stesso raccontava quel mondo germanico che proprio qui, simbolicamente, si era arrestato.

"... Tu, scorrendo con acque placide, non soffri mai mormorii di vento e urti con rocce nascoste, non sei costretto a precipitare i tuoi flutti dal ribollire di nessun bassifondo, non sei interrotto da terre a metà del tuo corso, in modo che nessun’isola separando le acque ti tolga l’onore del nome di fiume. ..."
(Decimo Magno Ausonio)
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